
Trampolieri, giocolieri, ballerini, cantanti.Piroette, filastrocche,musica, favole.
Ma che bella la mia città quando crea eventi così!
Ho conosciuto Alidad e sono ancora più convinta che quando pensiamo “immigrati clandestini” dovremmo pensare a persone che cercano una vita migliore, non che siano criminali. Ascoltarlo è stato molto toccante.
«Sono cresciuto in Afghanistan, nella città di Ghazni, ma quando avevo nove anni i talebani hanno ucciso il mio papà. Pochi mesi dopo la mia mamma, la mia sorella più piccola e la mia nonna sono morte sotto un bombardamento. Allora, con i miei zii, mio fratello e mia sorella più grandi siamo emigrati in Pakistan perché per noi era pericoloso rimanere. Ma lì non c'era futuro per me. Con un amico sono emigrato clandestinamente in Iran dove ho lavorato per due anni in una fabbrica di Teheran finché ho guadagnato abbastanza soldi per fuggire in Europa. Dopo un lungo e pericoloso viaggio sono arrivato in Alto Adige legandomi sotto un tir che partiva dalla Grecia. Adesso ho sedici anni e vivo a Merano. Con l'aiuto della mia insegnante di italiano, Gina Abbate, vi racconto la mia storia». Ha scritto e pubblicato il libro: "Via dalla pazza guerra, un ragazzo in fuga dall'Afghanistan"

Alidad Shiri è un ragazzo afgano arrivato in Italia nel 2005 dopo un lungo viaggio attraverso il Pakistan, l'Iran, la Turchia e la Grecia. Fuggito dalla guerra che lo ha privato di tutti gli affetti, Alidad racconta la sua storia, fatta di vissuto quotidiano, di tanti particolari sereni della sua vita di bambino, del dolore per la morte dei suoi genitori a causa della guerra e poi della fuga, degli espedienti per sopravvivere.
In Italia ci arriva alla fine di agosto del 2005 legato sotto un tir proveniente in nave dalla Grecia. Viaggia sobbalzando per diverse ore finché il tir non si ferma in un autogrill e lui riesce ad allontanarsi, sperando di raggiungere Roma. Ma i carabinieri lo fermano e lo portano nel comando di Bressanone, dove inizia la trafila per l'identificazione e per l'accoglienza presso il Kinderdorf di Merano. Da qui parte la sua vita in Italia, con le difficoltà di una lingua completamente sconosciuta, ma con la consapevolezza di voler imparare.
La sua vita scolastica prende l'avvio alla scuola media "Luigi Negrelli" di Merano dove l'incontro con educatori sensibili e preparati gli consentirà di apprendere velocemente l'italiano per l'inserimento sociale e il passaggio alla scuola professionale.
Da questo momento Gina Abbate, insegnante in pensione della scuola Negrelli, svolge un compito essenziale attraverso la disponibilità all'insegnamento gratuito della lingua italiana a studenti stranieri: è lei, infatti, a raccogliere la testimonianza di Alidad e a sollecitarlo a scriverla. Potrebbe essere la storia di tanti ragazzi costretti a fuggire da situazioni drammatiche e che rischiano la vita per avere la speranza di un futuro diverso. La toccante testimonianza di Alidad, grazie alle persone che gli sono accanto, è diventata un libro che aiuta a riflettere e a non dimenticare, a guardare un po' oltre il nostro mondo di piccole certezze. (www.unicef.it)

Ho messo un seme di speranza dentro la scatola della fiducia
un pensiero di gioia dentro giornate di malinconica attesa
dell'acqua in un bicchiere vuoto
la scoperta della felicità nelle pieghe del dolore
ivi
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