"Tutto quello che facciamo possa elevare il nostro cuore alle stelle"
Pacchetto Sicurezza
Regole per andare in bici a norma di legge:
1) utilizzare sempre,se presenti,le piste ciclabili.L'uso e' obbligatorio.
2) mezz'ora dopo il tramonto utilizzare i sistemi di segnalazione visiva.
3) non attraversare le strisce pedonali in sella alla bicicletta.
4) nelle aree pedonali affollate portare la bicicletta a mano.
5) non utilizzare il cellulare o accompagnare cani al guinzaglio mentre si pedala.
Le multe:
35 euro di multa se parcheggi la bici sul marciapiedi perche' si ostacola il transito pedonale.
21 euro di multa se non usi la pista ciclabile (in caso di presenza di quest'ultima).
35 euro se al buio non accendi le luci.
138 euro se passi con il semaforo rosso.

Parcheggio
Ed ora dove parcheggiamo????

Scritto da Bentivì alle ore 15:52 del giorno domenica, 05 luglio 2009 | commenti |
Festa in città

Festa in città
Trampolieri, giocolieri, ballerini, cantanti.Piroette, filastrocche,musica, favole.
Ma che bella la mia città quando crea eventi così!

 

Scritto da Bentivì alle ore 11:50 del giorno martedì, 30 giugno 2009 | commenti (1) |
Storie metropolitane

sedersi a brescia

Meglio non essere stanchi....meglio non essere stranieri...meglio non essere razzisti!

Scritto da Bentivì alle ore 07:23 del giorno martedì, 02 giugno 2009 | commenti (3) |
Criminali e persone per bene

Ho conosciuto Alidad e sono ancora più convinta che quando pensiamo “immigrati clandestini” dovremmo pensare a  persone che cercano una vita migliore, non che siano criminali. Ascoltarlo è stato molto toccante.

«Sono cresciuto in Afghanistan, nella città di Ghazni, ma quando avevo nove anni i talebani hanno ucciso il mio papà. Pochi mesi dopo la mia mamma, la mia sorella più piccola e la mia nonna sono morte sotto un bombardamento. Allora, con i miei zii, mio fratello e mia sorella più grandi siamo emigrati in Pakistan perché per noi era pericoloso rimanere. Ma lì non c'era futuro per me. Con un amico sono emigrato clandestinamente in Iran dove ho lavorato per due anni in una fabbrica di Teheran finché ho guadagnato abbastanza soldi per fuggire in Europa. Dopo un lungo e pericoloso viaggio sono arrivato in Alto Adige legandomi sotto un tir che partiva dalla Grecia. Adesso ho sedici anni e vivo a Merano. Con l'aiuto della mia insegnante di italiano, Gina Abbate, vi racconto la mia storia». Ha scritto e pubblicato il libro: "Via dalla pazza guerra, un ragazzo in fuga dall'Afghanistan"

Alidad Shiri è un ragazzo afgano arrivato in Italia nel 2005 dopo un lungo viaggio attraverso il Pakistan, l'Iran, la Turchia e la Grecia. Fuggito dalla guerra che lo ha privato di tutti gli affetti, Alidad racconta la sua storia, fatta di vissuto quotidiano, di tanti particolari sereni della sua vita di bambino, del dolore per la morte dei suoi genitori a causa della guerra e poi della fuga, degli espedienti per sopravvivere.
In Italia ci arriva alla fine di agosto del 2005 legato sotto un tir proveniente in nave dalla Grecia. Viaggia sobbalzando per diverse ore finché il tir non si ferma in un autogrill e lui riesce ad allontanarsi, sperando di raggiungere Roma. Ma i carabinieri lo fermano e lo portano nel comando di Bressanone, dove inizia la trafila per l'identificazione e per l'accoglienza presso il Kinderdorf di Merano. Da qui parte la sua vita in Italia, con le difficoltà di una lingua completamente sconosciuta, ma con la consapevolezza di voler imparare.
La sua vita scolastica prende l'avvio alla scuola media "Luigi Negrelli" di Merano dove l'incontro con educatori sensibili e preparati gli consentirà di apprendere velocemente l'italiano per l'inserimento sociale e il passaggio alla scuola professionale.
Da questo momento Gina Abbate, insegnante in pensione della scuola Negrelli, svolge un compito essenziale attraverso la disponibilità all'insegnamento gratuito della lingua italiana a studenti stranieri: è lei, infatti, a raccogliere la testimonianza di Alidad e a sollecitarlo a scriverla. Potrebbe essere la storia di tanti ragazzi costretti a fuggire da situazioni drammatiche e che rischiano la vita per avere la speranza di un futuro diverso. La toccante testimonianza di Alidad, grazie alle persone che gli sono accanto, è diventata un libro che aiuta a riflettere e a non dimenticare, a guardare un po' oltre il nostro mondo di piccole certezze.
(
www.unicef.it)

Scritto da Bentivì alle ore 05:38 del giorno mercoledì, 20 maggio 2009 | commenti (6) |
Gratitudine


Ho messo un seme di speranza dentro la scatola della fiducia
un pensiero di gioia dentro giornate di malinconica attesa
dell'acqua in un bicchiere vuoto
la scoperta della felicità nelle pieghe del dolore
 ivi

Scritto da Bentivì alle ore 10:46 del giorno domenica, 17 maggio 2009 | commenti (1) |
Perchè Bentivì?
Utente: Bentivi
Nome: Ivi
Perchè ho voluto chiamarmi Bentivì? In Brasile raccontano una storia che dice così. C’era un grande incendio nella foresta.Il Bentivì, un uccellino piccolo piccolo così chiamato perché nel canto sembra dire“ ti ho visto” andò a prendere l’acqua e dal suo becco lasciava cadere una goccia d’acqua nella foresta che bruciava. Qualcuno gli disse: “ Illuso! Cosa vuoi fare con quella goccia d’acqua? Una goccia non può spegnere un incendio della foresta!” Il Bentivì rispose:“Io faccio la mia parte …”! Se ognuno di noi fa la sua parte,allora le cose possono davvero cambiare...

  USA LA BICI


Calendario
Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Sono passati di qui
*loading* visite
Grazie a

Template e grafica by
IN ARIA... & kiocciola

Immagine by
Noobeh

Distribuito su
IN ARIA..., kiocciola,
NST & GRAFICA DI STILE

modificato da Ivana

...ultimo ma importante!
Attacca l'Aratro ad una Stella
non è una testata giornalistica verrà quindi aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
Alcune immagini non mi
appartengono
se l'autore lo richiederà
saranno subito rimosse